Cuore di medusa

“Ragazze, venite a vedere questa grotta, cosa ne dite di andarla ad esplorare?”
“Ragazze, perché non cambiamo strada, ho visto un relitto che vorrei perlustrare”
“Ragazze, venite a vedere questo cavalluccio marino, perché non facciamo amicizia con lui?”
Medusa era fatta così. Desiderava sempre fare nuove esperienze e vivere mille avventure.
Le sue amiche nuotavano tranquillamente in branco e proprio non riuscivano a capire perché lei si sentisse sempre così insoddisfatta.
Un giorno Medusa decise che non ne poteva proprio più della solita vita, si separò dalle sue compagne di sempre e si lasciò trasportare dalle correnti.
Vagò libera tutta la giornata, curiosando qua e là.
E alla fine si fermò in un piccolo anfratto, dietro ad un gruppo di scogli.
Si guardò intorno e si scoprì a pensare: “Mi piacerebbe vivere qui per qualche tempo, l’ambiente mi sembra tranquillo!”
Chiuse gli occhi e con quel pensiero si addormentò.
Al mattino Medusa si svegliò di soprassalto, perché l’acqua era agitata dagli animali che nuotavano intorno a lei.
“Oh, ma che cosa sta succedendo qui intorno! Che cos’è questa confusione?
Laggiù c’è un gruppo di meduse, mi piacerebbe fare amicizia con loro!”
Uscì dal suo nascondiglio e provò ad avvicinarsi lentamente a quelle sconosciute.
Poi, però, cambio idea e tornò nuovamente a nascondersi dietro ad una grossa conchiglia.
“Guardate ragazze, c’è una strana medusa laggiù.
Ha lunghi tentacoli che la fanno sembrare proprio buffa. E’ diversa da noi.
Meglio che non le diamo confidenza. Venite, venite da questa parte”.
Medusa, dal suo nascondiglio, aveva sentito quel discorso e si allontanò dispiaciuta.
Il giorno seguente, mentre stava decidendo verso quale direzione proseguire il suo viaggio, vide che alcuni bambini stavano disturbando il gruppo di meduse del giorno prima.
Usavano dei bastoncini e stavano cercando di catturarle con dei retini.
“Quelle meduse sono in difficoltà, hanno assolutamente bisogno di aiuto.
Con i loro corti tentacoli non possono in alcun modo difendersi. Devo aiutarle!”
Medusa corse in loro soccorso e con i suoi lunghi tentacoli urticò leggermente le mani dei bambini, che subito smisero quel gioco.
Le meduse le si strinsero prontamente intorno.
“Grazie per averci aiutate anche se noi non siamo state gentili con te! Hai veramente un cuore grande!” disse la medusa più anziana.
“Ti chiediamo scusa per non averti accolta. Se vuoi puoi unirti a noi!” proseguì l’altra.
Mentre le compagne stavano festeggiando, medusa si sentiva un po’ triste: pensava a quei bambini
che aveva ferito.
Non si erano ancora completamente riprese dallo spavento, quando nell’acqua entrò un bambino.
Le compagne di Medusa furono subito pronte ad attaccarlo, ma lei le fermò.
“Aspettate, aspettate un momento! Prima guardiamo quali sono lo sue intenzioni. Indossa la maschera, le pinne, e…ha la macchina fotografica. Forse non vuole farci del male!”
Il bambino iniziò a scattare delle fotografie, era incantato dalla bellezza di quegli esemplari.
“Medusa, avevi proprio ragione, questo bambino non vuole farci del male! Forse vuole essere nostro amico. Dobbiamo anche noi imparare ad ascoltare il nostro cuore prima di agire.
Il tuo cuore è proprio grande,
è un cuore di medusa."

Contatti

Anna Maria Giovannini (autrice)
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e
Massimiliano Lombini (illustratore)
massimiliano.lombini@ambienteverde.it

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