Per fortuna è la sinistra

Caterina ha otto anni, è una bambina piena di energia e voglia di vivere. Veste sempre in modo sportivo e pratico: salopette, maglietta allegra e colorata e scarpe da skater. Ha bisogno di essere comoda perché, ovunque vada, per spostarsi utilizza sempre il suo skateboard.

Gli abitanti del paese in cui vive l’hanno soprannominata la bambina “siluro”, perché sfreccia lungo le ciclabili così velocemente da muovere l’aria al suo passaggio.

Un giorno, mentre è allo skatepark e sta facendo una pericolosa acrobazia…

“Boom” si sente un tremendo boato.

Caterina è cascata fragorosamente e, per attutire la caduta, ha posato in avanti la mano sinistra.

“Che dolore tremendo!” esclama concitata.

Tutti accorrono in suo soccorso e presto si trova sdraiata sul lettino dell’ambulanza.

Arrivata all’ospedale il dottore la manda a fare una radiografia. “Il polso è rotto” afferma il giovane medico “lo dobbiamo ingessare”.

Detto fatto Caterina si trova con il polso ingessato e il braccio appeso al collo. “Per fortuna è la sinistra!” afferma il dottore salutandola con un sorriso.

Si riferisce alla mano, che per più di un mese non potrà essere liberamente utilizzata: dal gesso sporgono solo le punte delle dita.

“Che disdetta!” brontola avvilita Caterina con mamma e papà.

“Il dottore ha detto che per almeno due mesi non potrò utilizzare il mio skateboard”.

“Coraggio Cate” la consola affettuosamente il papà “il tempo passerà in fretta e tutto tornerà come prima”.

Caterina torna a casa imbronciata e triste. Il polso le fa male ed è costretta a tenere il braccio immobile. Per svolgere ogni mansione è obbligata a ricorrere all’aiuto dei suoi genitori.

Quando il dolore comincia ad attenuarsi, Caterina prova a compiere alcuni gesti da sola per non disturbare sempre i suoi genitori che devono occuparsi anche del suo fratellino più piccolo e del lavoro.

La mattina al suo risveglio, dopo essersi lavata le mani e il viso, si infila la maglietta e poi i pantaloni.

La cerniera viene su anche senza la mano sinistra, ma il bottone proprio non ne vuole sapere di chiudersi senza l’aiuto della mano ingessata.

“Per fortuna è la sinistra!” chiosa Caterina, mentre la mamma l’aiuta ad allacciare il bottone dei pantaloni.

“Provi il dottore ad allacciarsi i pantaloni senza l’aiuto della mano sinistra se ci riesce!”.

Poi giunge l’ora delle scarpe.

Nessun problema per infilarle, ma quando viene il momento di allacciarle Caterina urla arrabbiata:

“Per fortuna è la sinistra! Provi il dottore, se ci riesce, ad allacciarsi le scarpe senza l’aiuto della mano sinistra!”.

La mamma vede Caterina sempre più arrabbiata per questa mancanza di autonomia che la costringe a ricorrere al suo aiuto in continuazione. Tira fuori, quindi, un suo vecchio paio di scarpe che si chiudono con il velcro in modo che sua figlia possa indossarle da sola. Le stanno un po’ grandi,

ma non importa.

“Grazie mamma, lo sai quanto è importante per me essere autonoma”.

Alla sera viene il momento di fare la doccia. La mamma le ha comprato un apposito sacchetto per contenere il braccio in modo che il gesso non si bagni. Con la mano destra Caterina riesce a insaponarsi e risciacquarsi il corpo da sola, ma quando viene il momento dei capelli scatta ed urla come una furia: “Per fortuna è la sinistra! Provi il dottore, se ci riesce, a lavarsi i capelli senza l’aiuto della mano sinistra!”.

I giorni passano, Caterina affronta le giornate che scorrono lentamente come una leonessa che combatte per procurare il cibo ai suoi piccoli.

È sempre alla ricerca di strategie per fare da sola tutte le attività della giornata. Alcune cose, però, proprio non le riescono.

Non riesce a svitare il tappo della bottiglia, tagliare la carne, piegare i fazzoletti.

Se si ostina nel provarci, che dolore sente nel punto in cui l’osso si è fratturato!

A quel punto chiede soccorso alla mamma che, oltre ad aiutarla, l’abbraccia forte forte e le dice: “Caterina non c’è nulla di male nel chiedere aiuto. A tutti può capitare di trovarsi in un momento di difficoltà, anche alla mamma e al papà oppure al tuo fratellino. Nel caso dovesse capitare a

noi, sarai tu ad aiutarci. Questo significa volersi bene: esserci gli uni per gli altri”.

Il mese è ormai trascorso e finalmente è giunto il momento di andarsi a levare il gesso.

La mattina Caterina scende dal letto felice e, in un batti baleno, compie gesti che all’inizio di quella brutta avventura mai avrebbe pensato di compiere da sola.

Ora allacciare il bottone dei pantaloni è un gioco da ragazzi! Ha semplicemente imparato.

Giunta all’ospedale, il dottore la manda subito a fare la radiografia: deve verificare che la frattura sia guarita e l’osso ricomposto.

Quando giunge nuovamente davanti al dottore, lui le dice:

“Tutto bene Caterina, il tuo polso è guarito, ora togliamo il gesso “e, mentre compie l’operazione, per distrarla, le chiede come ha trascorso quel mese con il braccio ingessato.

La bambina guarda negli occhi il dottore e gli sorride.

“I primi tempi sono stati difficili, perché avevo molto male ed ero arrabbiata per quello che mi era successo. Quando il dolore si è attenuato, ho imparato a fare tante cose solo con la mano destra, ma ho anche capito che chiedere aiuto alle persone che ci vogliono bene non è un reato!”.

Poi guarda il suon braccio ormai liberato dal gesso e continua: “Ora però sono tanto contenta di non avere più il gesso, perché la mano destra e quella sinistra non possono fare a meno l’una dell’altra” afferra tutta soddisfatta il leccalecca che le viene offerto dal dottore e lo abbraccia forte per ringraziarlo. Ora tutto, piano piano, tornerà come prima.

 

 

 

Contatti

Anna Maria Giovannini (autrice)
giovannini_annamaria@libero.it
e
Massimiliano Lombini (illustratore)
massimiliano.lombini@ambienteverde.it

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Anna Maria Giovannini - Castel Maggiore (Bo)