Il mio braccio è una zavorra!

Caterina è giunta a casa. Non vede l’ora di farsi la doccia. Con il suo braccino libero dal gesso sarà finalmente in grado di lavarsi i capelli da sola!

Entra nella doccia, cerca di alzare il braccio, ma esso non ne vuole sapere di allungarsi per frizionare lo shampoo sui capelli. Ogni movimento che prova a fare le provoca dolore. Il polso e la mano non si muovono. Solo le dita sono piene di energia.

“Il mio braccio è una zavorra!” urla arrabbiata Caterina alla mamma che sta cercando di aiutarla.

“Cate non ti scoraggiare. Il dottore che ti ha tolto il gesso ti aveva avvisato. Ci vorrà un po’ di tempo prima che tutto ritorni come prima. Il papà ha già prenotato le sedute di riabilitazione. Devi avere solo un po’ di pazienza”.

“Ci vuole sempre pazienza, ma non sei tu che senti il dolore e non sei in grado di lavarti da sola” risponde la bambina imbronciata.

 

La mamma con dolcezza friziona i capelli di Caterina, l’accarezza dolcemente e cerca di tranquillizzarla, lei accetta il suo aiuto e si lascia coccolare.

“Mamma, se non ci fossi saresti da inventare” chiosa la bambina ripetendo le parole che solitamente dice a lei la mamma quando vuole valorizzarla “grazie alle tue cure ora mi sento già meglio”.

 

Caterina esce dalla doccia rinfrancata, ma dopo poco tempo il dolore al polso inizia a non darle più tregua. Il papà le dà un antidolorifico, poi la prende sulle sue ginocchia e le dice: “Cate, cosa ne pensi se leggiamo una storia?”

Caterina guarda il suo papà un po’ perplessa, ma lui ha già tirato fuori il suo libro preferito e ha iniziato a leggere “Le mirabolanti avventure di una Skater spericolata”.

Mentre il papà legge, lei si addormenta. Il dolore si è attenuato ed ora può riposare. È stata una giornata pesante quella trascorsa in ospedale.

 

La mattina seguente la bambina è svegliata dalle urla del suo fratellino più piccolo che sta facendo i capricci perché non vuole mangiare l’omogeneizzato di frutta. “Ti aiuto io mamma” dice Caterina. La bambina prova ad aprire l’omogeneizzato, ma la mano sinistra proprio non ne vuole sapere di tenere saldo il vasetto per permettere alla destra di svitare il tappo.

 

“La mia mano è una zavorra! Non riesco neanche a svitare un tappo per aprire un omogeneizzato”.

 

Il suo fratellino, che fino a quel momento urlava infuriato, smette immediatamente di fare i capricci, butta le sue braccia al collo di Caterina e poi apre la bocca per indicare che è disponibile a mangiare l’omogeneizzato di frutta. La mamma e Caterina scoppiano in una fragorosa risata. È davvero una simpatica polpetta! A quel punto la mamma apre il vasetto e Caterina imbocca il suo fratellino facendo finta che il cucchiaino sia un aeroplano che plana nella sua bocca.

 

Finito di aiutare la mamma, dopo essersi vestita, Caterina prepara la sua borsa per andare con il papà a svolgere le sedute di riabilitazione. Trascorrerà al centro riabilitativo tutta la mattinata. Bisogna preparare l’occorrente per entrare in palestra e in piscina. “Come farò a mettere e togliere i vestiti se ogni volta che muovo il polso mi sembra di svenire?” pensa fra sé e sé mentre entra nell’auto.

 

Arrivati al centro, il papà affida Caterina alla fisioterapista, la passerà a prendere dopo due ore. La bambina è un poco spaventata di rimanere sola con quella signora sconosciuta, ma lei le fa un grande sorriso, l’aiuta a mettersi le scarpe da ginnastica e la tuta e le spiega gli esercizi che dovrà svolgere per riattivare il polso. Piano piano, delicatamente, la guida a muovere il polso su e giù, a destra e a sinistra.

 

Il tempo scorre abbastanza velocemente. I movimenti sono dolorosi, ma lei è una bambina coraggiosa e affronta gli esercizi senza lamentarsi.

 

Poi viene il momento della piscina. Dopo aver indossato il suo costumino rosso, Caterina entra in acqua timorosa, ma allungare il braccio e muovere il polso è più facile con il sostegno di quel liquido tiepido e rigenerante. Mentre sta svolgendo i suoi esercizi, si accorge di non essere sola: ci sono anche altre bambine intorno a lei.

 

In un primo momento è diffidente, poi non resite più ed incomincia a parlare con loro. Ha tanta voglia di chiacchierare, ridere e scherzare.

 

A mano a mano che trascorrono i giorni, le bambine si raccontano gli incidenti che hanno subito e le loro paure più nascoste.

Caterina riferisce di avere il timore di non poter più utilizzare il suo amato skateboard e che il polso non ritorni più come prima.

 

Arriva la fine delle terapie e tra le ragazzine è nata una bella amicizia. Si scambiano i numeri di telefono, si abbracciano e si promettono di rivedersi presto. Il suo polso è guarito, il braccio è riattivato, non è più una zavorra come diceva i primi tempi ai suoi genitori quando era arrabbiata.

 

Ora la vita riprenderà come prima di quel brutto incidente, anche se per tornare a sfrecciare con il suo skateboard Caterina dovrà aspettare ancora un po’ di tempo. Non può rischiare di tornare a farsi male. La frattura deve terminare il suo lento processo di guarigione.

Contatti

Anna Maria Giovannini (autrice)
giovannini_annamaria@libero.it
e
Massimiliano Lombini (illustratore)
massimiliano.lombini@ambienteverde.it

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